A vent'anni ero le righe di un racconto. Non poche notti e qualche mattino confuso, ma quella notte che non finiva mai, quell'istante dell'alba rosata, oppure quella pioggia che arrivava dal cielo grigio, che bagnava il cappotto mentre ogni respiro si liberava come il volo di un passerotto dal marciapiede alla grondaia, e da lì riprendeva il volo verso nuova york.
Ora sono la pagina di un libro di storia che, in realtà, è un fantasy. Infatti è una pagina che si riscrive continuamente inseguendo l'invitante vuoto del foglio. Uno strano libro di storia che, voltata la pagina, torna sempre bianco e immacolato. Non lo si dovrebbe cercare in libreria, ma dal cartolaio.
Se ci cadesse dentro la pioggia vera il libro si bagnerebbe, e le parole si restrigerebbero infreddolite fino a ridursi alle poche righe di un racconto. Anzi no, al verso di una poesia.
Morale: conviene credere alla poesia, insegna come restare giovani.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento